Home / Come legge i CSV
Ogni broker scrive il suo estratto a modo suo. Il foglio non indovina niente: rinomina le colonne, uniforma i formati e mette tutto in fila.
In Power Query si sceglie “Da cartella”: il foglio prende tutti i CSV che trova, anche quelli aggiunti il mese dopo. Ogni broker ha una sua piccola ricetta, scritta una volta sola: quali colonne tenere, come si chiamano, che separatore usa. Ogni operazione diventa una riga del registro.
Nella cartella di prova ci sono tre intermediari. Il primo chiama la data «Data op.», il secondo «Trade date», la banca tedesca «Datum». Il prezzo diventa «Prezzo», «Price» o «Kurs». Lo stesso dato, tre nomi. Al primo sabato si scrive, per ognuno, una piccola tabella di traduzione: questo nome qui vuol dire quella cosa là.
È un lavoro che sembra noioso e che invece insegna moltissimo sui propri estratti. Molti scoprono solo in quel momento che il loro broker scrive le commissioni in una colonna a parte, o che la banca registra le vendite con un segno diverso. Sono le stesse informazioni che poi l’intelligenza artificiale dovrà leggere: meglio conoscerle prima tu.
Prima di tutto si uniformano i formati: le date diventano AAAA-MM-GG, i numeri perdono il punto delle migliaia e prendono il punto come decimale, le vendite prendono il segno meno. Sembra un dettaglio, ma è qui che nascono metà dei falsi doppioni.
Conto, data di esecuzione, ISIN, quantità e prezzo vengono uniti in una sola colonna. Due righe con la stessa chiave sono la stessa operazione. Il controvalore resta fuori dalla chiave: serve dopo, per controllare che le commissioni tornino.
Le formule di Power Query sono scritte in un linguaggio che si chiama M. Non serve impararlo a memoria: chiedi all’assistente di intelligenza artificiale di spiegarti una riga, o di scrivere la ricetta per il CSV di un broker nuovo. Poi la provi sulla cartella di prova, dove sai già quali doppioni ci sono. Se il risultato non torna, la formula è sbagliata, non la cartella.
«Leggi queste dieci righe e dimmi quali, secondo te, sono la stessa operazione, e perché.» È la domanda che facciamo all’assistente IA a metà del secondo sabato. Quasi sempre trova i doppioni veri; a volte ne inventa uno che non c’è, di solito quando due acquisti dello stesso titolo cadono nello stesso giorno. È il momento in cui si capisce perché la decisione finale resta a una persona.
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